mercoledì 24 dicembre 2014

Ipnosi e anestesia


La notizia sembrerebbe sensazionale: ipnotizzati invece che addormentati con i farmaci.

Dal punto di vista delle persone operate un bel pensiero di meno: problemi di allergie, di scelte religiose, di gravidanza, di nausea e vomito, di alterazioni del ritmo del sonno e molti altri; anche dal punto di vista dei sanitari ci sarebbero molte preoccupazioni in meno: gestione di complicanze intraoperatorie (per esempio: reazioni avverse da farmaci), di complicanze post operatorie (per esempio: il risveglio), gestione e monitoraggio di dispositivi invasivi per permettere alla persona di respirare e di restare addormentata (tubo endotracheale e cateteri intravascolari) ed anche sotto questo punto di vista si potrebbe proseguire con l’elenco.

 

La domanda sorge spontanea: perché non è ancora diventata prassi comune?

Si inizi con il definire ciò di cui si sta parlando: per ipnosi, dal punto di vista scientifico, si intende uno stato di maggiore ricettività e suggestione, inizialmente indotta dall'influenza di un'altra persona (MeSH, 1978), questa parola deriva dal greco “Hypnos” ovvero sonno e la sua origine non è ben definibile, vi sono ritrovamenti che indicano la pratica come procedura usata nell’Antico Egitto (Musès, 1972); con anestesia, invece, si parla di uno stato caratterizzato da perdita di sensibilità o sensazione; questa depressione della funzionalità nervosa è di solito il risultato di un'azione farmacologica ed è indotta a consentire l'esecuzione di un intervento chirurgico o di altre procedure dolorose (MeSH).

Dall’analisi della letteratura scientifica degli ultimi cinque anni emergono poche evidenze in merito all’uso di ipnosi in sostituzione dell’anestesia tradizionale, le conclusioni sono sempre molto sobrie, anche se, in certi casi, incoraggianti: è l’esempio delle endoscopie digestive, spesso effettuate con il paziente in stato di sedazione (da non confondere con anestesia), Domìniquez et al (2010) hanno definito come promettente l’uso dell’ipnosi in sostituzione alla sedazione in questi casi; l’anno scorso in Italia una donna con allergie multiple ai farmaci, è stata operata per un tumore alla pelle localizzato su una gamba, l’intervento è stato eseguito in ipnosi e non vi è stata alcuna complicanza (Facco et al, 2013); vi sono anche indicazioni all’uso dell’ipnosi in modo complementare all’anestesia, per diminuire l’ansia preoperatoria in ambito pediatrico (Kuttner, 2012) ed odontoiatrico (MacLeavey, 2013), in quest’ultimo caso però comparando l’ipnosi con altre tecniche di controllo dell’ansia, l’efficacia risulta essere non degna di rilievo (Wannemueller et al, 2011).

In conclusione l’uso dell’ipnosi in sostituzione dell’anestesia farmacologica è un tema con dati controversi, ma soprattutto con pochi casi studiati; ci sono delle potenzialità che possono essere sfruttate, ma sicuramente manca una risposta definitiva al momento attuale.

Queste poche righe non vogliono essere una trattazione esaustiva sull’argomento dell’ipnosi (tecnica che trova la maggior parte delle sue applicazioni in ambito ben diverso da quello anestesiologico), ma solo fornire i principali riferimenti che chi si approccia all’argomento è bene che abbia; vi sono numerose associazioni che promuovono questa pratica, in Italia si trova l’Associazione Medica Italiana per lo Studio dell’Ipnosi, in America esiste l’ASCH (American Society of Clinical Hypnosis) un’associazione formata da personale qualificato e specializzato in ambito di sanità mentale che promuove l’ipnosi, anche se non per scopo anestesiologico.





BIBLIOGRAFIA / SITOGRAFIA

-          Ipnosi


-          Anestesia


-          Ipnosi Egitto:

Musès C. Trance-induction techniques in ancient Egypt, in Musès C. e Yung A.M. (a cura di) Consciousness and Reality. New York, Outerbridg and Lazard, 1972. pp.9-17


-          Ipnosi endoscopia


-          Ipnosi tumore cute


-          Ipnosi pediatrica


-          Ipnosi odontoiatrica


-          Ipnosi odontoiatrica 2




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